martedì 9 agosto 2016

Ouija (2014)

Uno dei tanti film Horror “fotocopia” degli ultimi anni. Stavolta non c’è una bambola, o uno specchio, ma una tavoletta “Ouija”. Ci sarà quindi il solito spirito incazzato (la morte è una brutta cosa, ma soltanto alcuni ci si incazzano per davvero), con le solite apparizioni a effetto e la solita violenza senza senso (“Ammazzo tutti, cazzo!”). Ma per arrivare a tutto ciò dovremmo aspettare e far passare una cinquantina di minuti di noia assoluta. Poi, se non starete particolarmente attenti (probabile) o starete lì a pensare a quale sarà il prossimo film da metter su a tempo perso (molto probabile), qualche salto arriverà. Forse.
Per il resto, anche “Ouija” ci dà qualche lezione di vita: se non avete una nonna esperta in esoterismo (chi non ne ha una?), provvedete quanto prima a farle fare un corso; magari ne troverete uno col 90% di sconto su Groupon.
E il finale? Come mai finirà questo nuovo entusiasmante e originale Horror? Finirà davvero? O alla fine, ma proprio alla fine, con una scena che non t’aspetti tutto sembrerà... non essere finito?
(VOTO: 4,5 – Preferisco l’Analfabetismo) 

Il Resto del Silurato

Mi sento leggermente meglio. Evidentemente non sono stato il solo a ritrovarmi basito di fronte alla nota di scuse del direttore del QS dopo l'imbarazzante titolo riservato alle Atlete Azzurre di Tiro con l'Arco. Perché se pubblicare quell'articolo con quel titolo è stato un errore macroscopico, imbarazzante, rimediare con quelle poche e vuote righe riportate nel post precedente è stato ancora peggio. E allora laddove un direttore non riesce nemmeno a salvare il salvabile (magari insalvabile, ma proviamoci, almeno), ben venga l'intervento dell'editore a mettere finalmente una pezza. 
O uno strappo.

Il Resto dell'Imbarazzo

C'è poco da aggiungere o da scrivere riguardo il titolo che il Resto del Carlino ha dedicato alle tre Atlete Azzurre (Guendalina Sartori, Lucilla Boari e Claudia Mandia) dopo il mancato "miracolo" alle Olimpiadi di Rio, perché ne hanno scritto tanto e tanti da bastare, si spera, per far vergognare direttore e giornalista autore del titolo per i prossimi dieci anni.
Almeno così credevo.
Sì, perché poi, facendo un giro doveroso sulla Pagina Facebook del Quotidiano, mi sono imbattuto nelle scuse del direttore. Io, da ingenuo, mi sono fatto persino lo screenshot del post, perché non riesco assolutamente a credere che il direttore in questione possa lasciare quel post di scuse per ancora un altro, solo minuto. Eccolo:


Ma abbiamo letto bene? Ripeto: abbiamo letto bene?
Che razza di scuse sarebbero, queste? Cosa diavolo sto leggendo e interpretando?!

"Mi rivolgo ai lettori che hanno commentato il titolo riportato oggi da Qs "Il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico", uscito nella prima edizione e poi ribattuto con un più cronachistico "Le azzurre si fermano sul più bello". Mi scuso se quel titolo ha urtato la sensibilità di alcuni nostri lettori ma l'intento di partenza non era né derisorio né discriminante.
Giuseppe Tassi, direttore QS"


Ditemi che è uno scherzo... 
Cioè: il signor direttore si limita a scusarsi se quel titolo ha urtato la sensibilità di alcuni lettori, sottolineando che l'intento di partenza non era né derisorio né discriminante.
Due cose, signor direttore, due semplicissime cose:
1) Il titolo non "ha urtato la sensibilità", ma ha fatto incazzare e indignare non "alcuni vostri lettori" ma tutti, ogni singolo abitante di un Paese che di solito non è così unito nemmeno durante i Mondiali. Pensi un po', signor direttore!
2) Può un direttore di un giornale nazionale limitarsi a scusarsi in quella maniera aggiungendo soltanto che quel titolo non era né derisorio né discriminante?! Ok, signor direttore... va bene, resetto il cervello e voglio crederci per qualche secondo. Ma allora cos'era? Le può spendere un paio di righe in più per spiegarcelo? Insomma, non era né derisorio né discriminante... e allora cosa? Perché quel genio incompreso del suo giornalista ha scritto quella roba? O facciamo come i bambini? Ricorda?
"Perché hai detto quella parolaccia?"
"Io non ho detto nessuna parolaccia!"
"L'hai detta!"
"No!"
"E invece sì!"
"E invece no!"
Che tristezza...
E provo ancor più tristezza nell'immaginare, immaginare soltanto le facce in redazione dopo la geniale intuizione di quel geniale titolista. Grasse risate.
Mi consola soltanto una cosa, però: immaginare adesso, immaginare soltanto le vostre facce dopo tutta la merda meritata che vi sta arrivando addosso.
E che non si dimetta nessuno, ovviamente: come potete ben vedere è questa la strada giusta. Da oggi scommetto che fioccheranno vendite e abbonamenti. Continuate così.

Qui, infine, la lettera del Presidente FITArco Mario Scarzella al direttore del giornale:
http://www.fitarco-italia.org/documenti/dettaglioNews.php?id=5480 

giovedì 28 luglio 2016

Movimento 5 Fasci

Il Consiglio Regionale della Regione in cui vivo, l'Emilia Romagna, ha presentato una proposta per dire "NO" alla vendita di gadget fascisti (possibile non ci sia già?!) in tutta la Regione. Bene, citando l'articolo:


Stupore di molti
Mi chiedo, a questo punto, se ci voglia un esperto in Movimenti Politici per capire che il Movimento 5 Stelle è un Partito che ha tra le sue fila un buon numero di fascisti (e "comunisti", sia chiaro). Ci sarebbe da ridere, infatti, nel momento in cui un Partito così frammentato, così variegato, andasse al potere e cominciasse a sfornare leggi soprattutto riguardanti questioni sociali. Ah... che spettacolo.
Per quanto mi riguarda: a costo di votare scheda bianca o scrivere sulla scheda "Andate tutti affanculo", non voterò mai un partito (o movimento, chiamatelo come vi pare) che abbia tra le sue fila anche un solo fascista.

domenica 24 luglio 2016

Fenomeni da Baraccone: Gli Amici di Geova

Avete qualche minuto da perdere? Avete qualche minuto per vergognarvi di appartenere alla stessa specie dei creatori di questo video? Allora, prima di perdere ulteriore tempo nel leggere ciò che ho da dire al riguardo, guardatelo:



Bene. Cosa ci insegna questo meraviglioso video?
Innanzitutto una cosa: devi fare ciò che dice Geova. Vivi una vita di merda, rinuncia a tutto ciò che ti piace o ti rende felice, fai cose che non ti senti di fare solo e soltanto perché lo dice 'sto Geova. Certo, dopo una vita di rimpianti, mancanze, rinunce, alla fine morirai e... e se 'sto cazzo di Geova non esistesse? Anche perché l'esistenza di Geova è basata su un libro. Un po' come se io, domani, una volta alzato decidessi di dedicarmi al culto del Signore della Luce. Insomma, perché dar credito al personaggio di un libro scritto millenni fa e non a uno scritto ai giorni nostri? Del resto se dovessi seguire il sacro R'hllor lo farei anche con cognizione di causa, avendo esso (sia lode a lui) fatto risorgere John Snow! E Geova? Ditemi, chi ha fatto risorgere Geova?!

sabato 23 luglio 2016

Under The Skin (2013)

Il corpo di una giovane donna viene recuperato da un misterioso motociclista fuori strada e trascinato su un camion, dove un'aliena ne indossa letteralmente le vesti. L'aliena intraprende quindi un viaggio attraverso la Scozia, sfruttando il proprio fisico seducente per adescare uomini soli e non restituirli mai più alle loro vite. 

Se un Alieno dovesse cacciare sulla Terra, in incognito, cercando di ingannare i terrestri e attirarli in una trappola, la scelta di mettersi nei panni, pardon, nella pelle di una come Scarlett Johansonn sicuramente potrebbe essere definita una scelta azzeccatissima. 
Il film non è particolarmente veloce, ed è pieno di cose non dette e non mostrate. Tuttavia a me è piaciuto, e la ritengo un’opera sicuramente affascinante (atmosfere e alcune scene davvero bellissime), al di là della protagonista (la adoro e sarei di parte), che qui vediamo in nudi integrali che ci rivelano forme e curve inaspettate. E interessanti.
Ma nel film la metamorfosi aliena non si ferma soltanto all’aspetto fisico. L’Alieno caccia, attira le sue prede in un casolare e tutto sembra dannatamente feroce e senza alcuna morale.
(VOTO: 6,5 - Alieni, Umani e Disumani)


*** SPOILER ***

venerdì 22 luglio 2016

It Follows (2014)

Per la diciannovenne Jay, l'autunno dovrebbe significare scuola, ragazzi e fine settimana al lago. Ma dopo un incontro sessuale apparentemente innocente, si ritrova perseguitata da strane visioni e dalla sensazione inevitabile che qualcuno, o qualcosa, la stia seguendo.

Ultimamente sono davvero pochi i film che mi hanno lasciato qualcosa. Di Horror, poi, non ne parliamo. Ho visto qualche settimana fa “The Conjuring – Il Caso Enfield”, e nonostante non possa dire che mi sia dispiaciuto, allo stesso modo posso affermare che non mi abbia entusiasmato.
“It Follows”, in tutto ciò, rappresenta qualcosa di nuovo, e quindi sento di poterne scrivere. Il film è ben girato, le ambientazioni perfette, la colonna sonora fantastica. E che dire del fattore “tempo”? In che periodo ci troviamo? Il lettore e-book rosa e a forma di conchiglia di Yara va a cozzare con le televisioni di almeno trent’anni fa, anzi di più, e che trasmettono film Horror in bianco e nero.
Poi arriva la storia. “It” segue e insegue la bella protagonista lungo tutto lo svolgimento del film, e il fatto che, come le annuncia Jeff dopo avergli passato l’infezione (chiamiamola così), esso può celarsi dietro la presenza di una qualsiasi persona, conosciuta o sconosciuta, ci fa star lì a guardarci intorno insieme a lei, col timore che quella o quell’altra persona possa essere la “cosa” che vuole raggiungerti e finalmente prenderti. Si viene a creare così una bella tensione e - nonostante non si possa dire che il film corra - un bel ritmo. Immagino quanto mi sarei incazzato se, come mi capita quando vado (per fortuna raramente) al Cinema nella mia zona d'origine (ma più che altro al Sud in generale), il film fosse stato interrotto a metà per permettere agli spettatori di sopperire ai loro impellenti bisogni alimentari. Roba da chiedere il rimborso.
Ma tornando al film, cos’è quell’It, cos’è la cosa che, come ci dice lo spot, “Non pensa, non ha pietà, non si ferma”?
(VOTO: 8 – Follow It)


*** SPOILER ***

domenica 10 luglio 2016

Scarti Umani

“Scimmia”. 
Ad oggi esiste ancora gentaglia che pensa di offendere una persona di colore chiamandola Scimmia, incredibilmente incosciente del fatto che, nel momento esatto in cui pronuncia quella parola, offende se stesso qualificandosi all’istante come scarto dell’intera umanità. Sì, eccolo che in quel momento, nel momento esatto in cui esclama quello "Scimmia", eccola che grida al mondo intero: “Io sono uno scarto umano”.
Ma questi scarti umani sono pericolosi. Questi scarti umani sono violenti e picchiano. E uccidono. Questi scarti umani pensano, sfruttando al minimo le loro già limitate capacità cognitive (c’è sempre più una correlazione diretta e inquietante tra inferiorità cognitive e appartenenza a gruppi di estrema destra), di affermare così la loro appartenenza a un popolo superiore, discriminandone uno inferiore. E mi fanno pena, un’enorme pena questi scarti umani, perché credo sia evidente che, se proprio dovesse esserci un fattore discriminante in situazioni del genere, questo riguarderebbe soltanto la differenza tra esseri umani e, appunto, loro stessi, gli scarti, le bestie. No, non chiamateli animali, perché se è vero che è ormai retorica affermare che "gli animali sono meglio", è pur sempre una lampante, evidente e ormai banale verità.
Tu, scarto dell’umanità, non stai rappresentando un popolo superiore, non stai rappresentando gli italiani, non stai rappresentando nemmeno l’ultimo degli esseri umani. Tu non stai rappresentando nulla, anzi, tu stai rappresentando il nulla, il nulla cosmico in cui dovresti essere rinchiuso e mai più fatto uscire. Tu, scarto dell’umanità, dovresti essere disconosciuto come cittadino, come italiano, come tutto. Tu non sei italiano, sei soltanto una bestia col dono della parola (e che parola) che merita soltanto di essere limitato nelle sue capacità, ovvero quella di 
(credere di) 
offendere, picchiare, odiare, uccidere. L’Italia, l’Europa, il Mondo Intero non hanno bisogno di scarti umani del genere. E allora che Giustizia sia fatta e che tu sia riconosciuto com'è giusto che sia: scarto. L'umanità intera ti sputa via, di vomita.
Un ultimo appunto: anche in questo caso qualcuno dovrebbe avere il coraggio di dire frasi più o meno del tipo “Queste cose andate a farle a casa vostra”. Ovviamente quel qualcuno non si esporrà, stavolta. E mi espongo io, ancora: sì, queste cose gentaglia del genere dovrebbe andare a farle a casa sua; ovvero una cella, buia, isolata. Eccolo, l’unico posto che meriterebbe di essere chiamato casa, per uno scarto umano anche stavolta partorito
(vomitato) 
mostruosamente dalla solita, vigliacca e sempre più ottusa pancia dell'estrema destra.

martedì 22 marzo 2016

MiB #1: L'Isola e la Miglior Rete 4G

Un Messaggio in Bottiglia ci racconta che sull’Isola Ideale la Rete 4G di Vodafone non va un granché. Anzi, fa cagare. 
L’Isolano, un tipo solitario che ama indossare un cappello di paglia e andare scalzo sulla calda sabbia color oro, trova però interessante navigare. Non in mare, non si può. L’Isola è davvero un’Isola, isolata, isolatissima, distante miglia e miglia, chissà quante, dal più vicino, chissà quanto, Continente. L’Isolano ignora quale sia il Continente più vicino, e ignora come sia stato possibile ritrovarsi con uno smartphone tra le mani, una mattina, risvegliandosi in riva alla spiaggia dopo essersi addormentato lì la sera prima, sotto una luna fantastica. Da quel momento in poi aveva iniziato finalmente a navigare. Sì, come detto, non in mare. Non in quel mare che circondava la sua Isola, ma in quello virtuale che circondava ogni cosa e persona, persino lui, isolato, solo. Eppure collegato a qualcosa, grazie a quello smartphone che riusciva a ricaricare chissà come sotto il grande Albero dalla Corteccia Rossa che si trovava su un piccolo braccio di terra che si inoltra nel mare blu. Sì, lasciandolo semplicemente lì sotto. E se qualcuno gli chiedesse, un giorno, come diavolo ci fosse arrivato a piazzarlo proprio lì, lui avrebbe semplicemente risposto che non ne aveva idea. Forse una voce nella sua testa, forse una prova tanto per provare, forse un'intuizione. Ed eccolo lì, lo smartphone sempre pronto e sempre carico.
Ma quello smartphone, come accennato, ormai aveva un problema. Il servizio Rete 4G di Vodafone, quello descritto come il migliore dalle tante pubblicità (povero Bruce... che brutta fine!) che riusciva ogni tanto a leggere e caricare a fatica, lì su quell’Isola non andava. Ma la Vodafone, vicina al cliente e dunque anche all’Isolano, prometteva un risarcimento, un rimborso in casi come quello: un giorno di navigazione gratis.
Perfetto.
L’Isolano, dunque, si becca felice il suo giorno di navigazione gratis. Che culo! Tutto davvero bello. Se il tuo servizio di navigazione sullo smartphone fa cagare, allora la Vodafone ti risarcisce con un giorno gratis di navigazione che fa cagare. 
L’Isolano resta un po’ a pensare, sotto l’Albero dalla Corteccia Rossa, di cui ignora la natura e i frutti, sempre lì, alti e rossi e che non cadono mai, e riflette divertendosi a fare qualche paragone sul servizio offerto dalla Vodafone: insomma, è come se un ristorante ti promettesse di darti un altro piatto uguale a quello che ti ha fatto cagare, per farsi perdonare; o magari se dovessi viaggiare su un treno (ah, i treni! Così lontani!) sporco e infestato dalle blatte, la compagnia ferroviaria ti risarcisse con un altro, fantastico viaggio su un treno zozzo e infestato; o ancora, se il dentista incapace ti facesse vedere le stelle durante l’estrazione di un dente, per ripagarti ti proporrebbe l’estrazione di un altro dente. 
Tutto gratis, ovviamente. 
Soddisfatti o bastonati. 

sabato 5 dicembre 2015

"L'Abbandono" in NASF 11 - Io, Alieno

Sono davvero felicissimo di far parte ancora una volta dell'antologia NASF. Negli ultimi anni, tra impegni lavorativi e non, mancanza di tempo e di voglia, ho partecipato soltanto a questo concorso a cui, come ho già scritto, sono molto legato. Da qualche anno, per quanto riguarda la scrittura, mi sto dedicando alla stesura di romanzi che, come detto, col poco tempo a disposizione richiedono una gestazione molto lunga.
Ma torniamo a NASF, all'undicesima edizione di questo bellissimo progetto. Stavolta i curatori chiedevano un racconto da un punto di vista alieno. Io ci ho provato con "L'Abbandono", un racconto che riprende un po', se vogliamo, uno (sì, uno) dei miei punti di vista sulla creazione. Una mente superiore, non divina, ma evoluta, tanto da creare qualcosa di talmente grande e complesso che, nonostante tutto, risulta difficile da controllare, da curare con attenzione. E poi... quanto sarebbe bello poter creare la vita? Poter creare diverse forme di vita? Tanto, forse troppo... ed è quello uno dei problemi del protagonista de "L'Abbandono".
Con "NASF 11 - Io, Alieno", sono quindi ben 7 le edizioni (consecutive) a cui partecipo con un mio racconto. Dalla numero 5, con il mio cyberpunkettaro "Newpolis", non ho mai potuto fare a meno di partecipare ogni anno e, ogni anno, con enorme piacere e soddisfazione quel mio racconto è finito nell'antologia che, come sempre, consiglio davvero a tutti di leggere (e di collezionare) perché ne vale davvero la pena. La Fantascienza è viva, sempre viva, e in queste iniziative spesso si trovano racconti straordinari che non sfigurerebbero per niente nelle opere che girano nei circuiti più famosi della Fantascienza, come i vincitori che ogni anno ci regalano racconti fantastici. E a proposito... complimenti al vincitore di questa edizione, Daniele Missiroli, e agli organizzatori del mitico NASF.
NASF 11 - Io, Alieno:
 http://www.assonuoviautori.org/NASF/nasf11.php 
NASF 11 - Io, Alieno:
 http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/fantascienza/203997/nasf-11/ 
NASF: http://www.assonuoviautori.org/NASF/index.php
NASF - Il Forum: http://www.assonuoviautori.org/forumnasf/ 
I miei racconti in NASF:
- NASF 5 X-Punk / OOPArt: Newpolis
- NASF 6 Blood, Dust & Steel: Progetto Stigma
- NASF 7 Tribute: La Cura
- NASF 8 Mutazioni: Una Splendida Giornata
- NASF 9 Albe & Tramonti: L'Ultimo Tramonto
- NASF 10 FREE: La Decima Prova
- NASF 11 Io, Alieno: L'Abbandono

sabato 14 novembre 2015

Senza Religione

È da un po' che non scrivo su questo blog, o meglio, che non pubblico su questo blog. Di post ne ho scritti a decine, tanto da avere un file Word di una cinquantina di cartelle piene di pensieri e recensioni. Le recensioni, magari, le recupererò e le pubblicherò. Il resto... beh, è strano come alcune cose scritte appena qualche mese fa mi appaiano così lontane, distanti, dal momento in cui le leggo adesso. Ritengo difficile e inopportuno, dunque, pubblicare cose del genere. Le terrò per me, e va benissimo così. 
Oggi volevo buttar giù qualche riga su quello che è successo a Parigi la scorsa sera. L'orrore, il sangue, la religione. È davvero difficile esprimersi su qualcosa di così grande e terribile. È davvero difficile per chi, ovviamente, armato di buon senso e sufficiente intelligenza da distinguersi da una scimmia poco sveglia, non riesce a semplificare tutto con un "Islamici Bastardi" o "Bombardiamoli tutti". E mi correggo: quella non è roba nemmeno da scimmie poco sveglie.
Comunque ieri riflettevo, forse un po' troppo semplicisticamente anche io, lo ammetto, su come sarebbe il mondo senza religione. E sia chiaro, non intendo senza Islam. Intendo senza religione
A me l'idea piace. Forse, e dico forse, il mondo sarebbe leggermente migliore se, per esempio, nessuno si prendesse il diritto di decidere per te con chi devi o non devi sposarti, con chi devi o non devi baciarti in pubblico, con chi devi o non devi formare una famiglia, per esempio.
O forse, e dico forse, il mondo sarebbe leggermente migliore se nessuno decidesse per te o per un tuo caro sul sacrosanto, personale diritto di vivere o morire. 
E perché no, forse, e dico forse, un mondo senza religione sarebbe probabilmente migliore perché sarebbe un mondo in cui ognuno apprezzerebbe decisamente di più la vita terrena, perché non si cullerebbe beatamente con l'idea di un aldilà migliore dell'aldiqua. Insomma... se mi vengono dubbi su ciò che ci sarà dopo la morte, di sicuro io apprezzerò molto di più la mia vita e quella degli altri rispetto a chi, magari, alla fine si ritrova a pensare cose del tipo: "Vabbè... tanto se muoio vado in Paradiso". Oppure: "Oh, l'ho ucciso... ma di sicuro è andato in un posto migliore". E ancora: "Non vedo l'ora di farmi saltare in aria per avere la mia ricompensa di vergini nell'aldilà."
Sì, ieri riflettevo su come sarebbe il mondo senza religione. E l'idea, devo ammetterlo, non mi dispiace per niente.
Un pensiero a tutte le vittime di ieri in Francia, e a quelle di sempre in Siria, in Medioriente, in tutto il mondo. Perché il terrore seminato dalla disumanità è ugualmente terrore disumano in ogni parte del mondo.
Fonte: https://www.facebook.com/JenusDiNazareth/ 

venerdì 17 aprile 2015

Il Lupo e l'Agnello

Oggi vi racconto la storia di un Lupo e di un Agnello. Il Lupo, grosso, forte, fiero della sua bella divisa di pelo blu, è un Lupo che ama difendere le scorribande dei suoi compagni Lupi in Fattorie piene di Agnelli e di qualche Cane Rabbioso. Le scorribande dei suoi colleghi Lupi sono decise, violente, azioni in cui i Lupi – probabilmente ciechi o accecati da chissà cosa – non fanno alcuna distinzione tra Agnelli e Cani Rabbiosi. Anzi, alla fine, nelle scorribande difese a spada tratta dal nostro Lupo, a rimetterci il pelo bianco (che si tingerà di rosso) sono più che altro gli Agnelli indifesi. Il Lupo in questione, però, ci viene a dire, ululandolo addirittura alla Luna, che lui quelle scorribande le rifarebbe altre mille volte. È un Lupo fiero, l’abbiamo già detto. È un Lupo forte e senza paura. E nei suoi ululati ci tiene a far sapere, a noi e alla Luna, che secondo lui uno di quegli Agnelli o Cani Rabbiosi (non ha importanza stavolta) rimasto ucciso in tutto il casino scatenato in Fattoria, probabilmente fa schifo persino ai vermi della terra che lo custodisce. Eh sì, è proprio un Lupo senza peli sulla lingua ma con molto pelo blu sul dorso, dritto, che si piega ma non si spezza.
Il fatto è che ululare alla Luna ha il suo fascino, certo, ma la Luna, si sa, ha anche un lato oscuro. Oltre ai tanti Gufi (ce n’è persino uno davvero grosso) che vanno dietro al Lupo, elogiandolo e inneggiando ai Lupi in Blu delle scorribande in Fattoria, ci sono anche tanti Barbagianni, che dei Lupi in Blu hanno comunque stima e rispetto, ma non di quelli che hanno tinto di rosso il pelo degli Agnelli e ululato alla Luna l'inumano disprezzo per un caduto. Di quelli ne farebbero volentieri a meno, e lo gridano forte sia alla Luna che al Sole, senza vergogna.
E infatti ecco che, oltre al lato oscuro della Luna, c’è anche il Sole, con la sua forte luce. È proprio allora che il Lupo, il nostro Lupo protagonista, si rende finalmente conto che forse quei suoi ululati sono stati un po’ troppo striduli, un po’ troppo stonati. Sì, ci sono ululati e ululati, come Lupi e Lupi. Il nostro Lupo, quindi, alla luce del Sole decide di cambiare, e di trasformarsi magicamente in un Agnellino, belando la sua innocenza e tutto il suo disagio, perché alla fine no, non si sente esattamente un Agnellino, non proprio, ma un Capro sì; espiatorio ovviamente.
E allora? Cos’è davvero allora questo Lupo? Un Lupo in Blu che ulula alla Luna il suo amore per le scorribande (le farebbe altre mille volte!) in Fattorie Dormienti e che crede che il morto che c’è scappato stia bene dove sta, anzi no, perché fa schifo persino ai vermi, o un Agnellino che adesso, alla luce del Sole, ritratta un po’ tutto sentendosi no, non propriamente un Agnellino ma un povero Capro, e che chiede persino scusa ai familiari del caduto (e dovrebbe chiederlo anche ai vermi)? Chi si nasconde dietro la maschera (se maschera c’è) del Lupo? O dell’Agnello? 
A smascherare Lupo o Agnello, come sempre, saranno in tanti, e tutti, dietro quella maschera 
(quel casco)
ci vedranno chi l’uno e chi l’altro. Forse ci sarà persino chi ci vedrà la Luna stessa o il Sole. 
Ma la morale di questa triste favola, in definitiva, è solo e soltanto una: non vogliamo mai più vedere il pelo bianco degli Agnelli tingersi di rosso, perché un vero Lupo in Blu (per chi non l’avesse capito non stiamo parlando né di Bestie né di catena alimentare), un Lupo che sa fare il Lupo in Blu deve saper distinguere l’Agnello dal Cane Rabbioso, perché altrimenti, miei cari Lupi, non siete degni di portare quel vostro pelo blu e di sentirvi fieri servitori di Boschi e Fattorie. 

sabato 11 aprile 2015

Breaking Bad - Reazioni Collaterali

"Walter White è un professore di chimica di Albuquerque. Vive con la moglie Skyler, incinta della loro secondogenita, e il figlio Walter Junior, affetto da paresi cerebrale, un disturbo che gli causa problemi di linguaggio e lo costringe a servirsi di stampelle per muoversi. 
Quando a Walter viene diagnosticato un cancro ai polmoni, i suoi problemi sembrano precipitare. Tuttavia, in seguito al casuale incontro con Jesse Pinkman, un suo ex-studente diventato uno spacciatore di poco conto, Walter decide di sfruttare le sue conoscenze chimiche per "cucinare" metanfetamina di elevata purezza, con i cui guadagni potrà assicurare un futuro alla famiglia anche dopo la sua dipartita."

Era dai tempi di "Lost" che una Serie TV non mi entusiasmava tanto. E se con "Lost" nel finale ci si perde un po' (ma un po', perché io sono tra quelli che comunque lo ha apprezzato), in Breaking Bad di Vince Gilligan questo non accade. Anzi. La puntata finale riesce a mettere a posto ogni cosa. Tutto si chiude, tutti i tasselli si incastrano nel loro giusto posto e, quando tutto sfuma e arrivano i titoli di coda, ci rendiamo conto di aver assistito a un grande show fatto, finito e impacchettato in maniera impeccabile. Peccato che subito dopo arrivi la nostalgia per la storia e i personaggi.
L'ultima Stagione di Breaking Bad, la quinta, conta 16 episodi. La Stagione si apre con un flashforward, che a fine Stagione ovviamente ritroveremo e capiremo. Ma prima di arrivare a quella scena iniziale, succedono tante, tantissime cose. E non starò a raccontarle, perché una Serie TV come questa non merita il minimo accenno a qualche Spoiler: guardatela e basta. Guardatela dalla Prima Stagione (che parte in sordina) all'ultima. Guardatela dal primo al 62° episodio. In ogni episodio potrete apprezzare la straordinaria bravura degli attori (immensi Bryan Cranston e Aaron Paul) e la magistrale regia accompagnata da una sceneggiatura fantastica.
Battute e scene indimenticabili ("This is not meth..."; "Say my name...") fanno sì che Breaking Bad ti resti dentro. Il mondo creato dalla Serie TV è talmente caratteristico (e blu) che non può essere dimenticato, così come i suoi straordinari personaggi: oltre ai due protagonisti, indimenticabili, tra gli altri, Saul Goodman, Gus Fring e Mike Ehrmantraut. E poi, ripeto, gli attori... fantastici. Nell'incredibile evoluzione del personaggio principale (mettete a confronto poi la prima scena del primo episodio e l'ultima dell'ultimo), Walter White (o Heisenberg), c'è anche tanta, tantissima bravura di Bryan Cranston, così come possiamo apprezzare la bravura di Aaron Paul nella tormentata vita del suo Jesse Pinkman.
Ovviamente c'è da citare un episodio su tutti: il 14° della Quinta Stagione, "Ozymandias", tradotto in italiano in "Declino", lascia senza fiato. Straordinario. 
Tutti i premi ricevuti da questa Serie sono strameritati.
Come detto non spenderò una parola in più per la storia di "Breaking Bad", perché a raccontarvela, se non l'avete ancora vista, saranno i 62 episodio dell'intera Serie.
(VOTO: 10 - Say his name)

Onorare la Maglia (ma quale?)

Parliamo un po’ di calcio. Parliamo esattamente della mia squadra del cuore: il Napoli.
Le cause del tracollo in Campionato (e anche in Coppa Italia) della squadra di Benitez sono molteplici, ma una più di tutte, a mio parere, può spiegare molto semplicemente l'attuale situazione: l’inadeguatezza della Rosa. Stiamo parlando infatti di una squadra che, a parte il Mostro Higuain (appannato anch'egli e forse già lontano da Napoli) e qualche altro buon calciatore nel reparto offensivo, dal centrocampo in giù pecca (tanto) di qualità. Rispetto all'anno scorso ci ritroviamo, poi, un Callejon (scomparso dopo la convocazione in Nazionale) e un Albiol (chi va con lo zoppo impara a zoppicare) in meno. E allora due più due fa quattro: la difesa è una vera e propria Galleria degli Orrori. Albiol come detto ha imparato a imitare i suoi compagni di reparto. Mi dispiace umanamente infierire su alcuni calciatori che indossano la mia Maglia (la mia, vabbè... spenderò qualche parola anche sul Capitolo Maglia), ma veder giocare Britos ed Henrique titolari in Serie A, in una squadra che ambisce a un piazzamento in Champions è mortificante. Senza mezzi termini mi sento di poter affermare che gente come Britos, Henrique, Koulibaly, Maggio (quello degli ultimi due anni), Goulham, Mesto potrebbe trovare il giusto spazio in una squadra sì di Serie A, ma che lotti per la Salvezza o, con più spazio e merito, in una buona squadra di B. È sotto gli occhi di tutti (purtroppo anche degli avversari) la difficoltà di questi calciatori nel trovarsi a dover fronteggiare colleghi più o meno forti, spesso modesti. Il panico che si scatena nell’Area Partenopea ogni volta che ci attaccano è da cardiopalma. Il pallone, buttato lì in mezzo, sembra una bomba a orologeria, che può essere controllata e disinnescata agevolmente soltanto dagli avversari. Avversari che, quando c’è da puntare l’area, spesso si trovano di fronte semplici birilli da zigzagare o, se vogliamo essere esteticamente più buoni, statue immobili da evitare senza troppi problemi. Un piccolo miglioramento (dopo tanto, troppo tempo) c’è stato in porta; Andujar non è un fenomeno, ma almeno fa il portiere, laddove con Rafael si viaggiava quasi alla media di un gol a tiro in porta; era ormai un classico leggere il lunedì dell’ennesimo “tiro imparabile”. Imparabile sì... se non ti butti e l’avversario non te la tira in faccia sì. L’accoppiata poi che faceva con Britos andrebbe proposta come ispirazione a Stephen King per un prossimo terrificante romanzo.
Centrocampo... altri esemplari da Museo delle Cere in puro stile Horror. Inler gioca un calcio tutto suo, con tempi e modi che probabilmente appartengono a un’altra dimensione, che noi semplici mortali non riusciamo a vedere. David Lopez fa quel che può... si para davanti agli avversari e, una volta conquistata palla, la... butta, dove capita. Jorginho è uno spettatore che passa lì per caso a centrocampo, con una sua particolare capacità: commette falli stupidi e inutili da ammonizione in azioni assolutamente innocue, e non li commette quando ci sarebbe da stendere l'avversario in una situazione a centrocampo da vita o morte; e infatti poi arriva inevitabilmente la morte. Hamsik gli fa compagnia, ma peggiora tutto perché ci mette anche lo zampino: quando c’è da fare un passaggio tira una cannonata; quando c’è da sparare in porta la passa di giustezza al portiere avversario. De Guzman ci prova, s’impegna, ma insomma... pure io posso provare a suonare un violino, ma... sì, ci provo e basta, con tante scuse a chi mi sta a sentire. In tutto questo marasma centrale Gargano sembra un fuoriclasse, e quando manca siamo lì a rimpiangerlo come se fosse Pirlo. Se non fosse per il fatto che poi Gargano torna, e sfoggia prestazioni come quelle nel ritorno di Semifinale di Coppa Italia con la Lazio... e allora capisci che non c'è davvero nulla da fare.
Reparto offensivo: è l’unico da Serie A. Higuain è un autentico Fuoriclasse, e rappresenta più del 70% della Squadra (quando ci sta con la testa). Sì, forse anche di più... ma gente come Mertens, Insigne (ahimè è mancato come l’aria), Duvan (a sprazzi) e il nuovo acquisto Gabbiadini se in buona giornata possono risolvere la partita. Il problema è che un reparto del genere è supportato dai due precedenti già descritti. E allora ecco perché vediamo Higuain sbracciarsi e sbraitare, sbuffare e urlare, arrivare a centrocampo e persino in difesa per prendersi quel benedetto pallone. Sì, perché se a impostare il gioco c’è gente come Britos, De Guzman e David Lopez, per prenderne tre a caso, il povero Gonzalo di palloni ne vedrà veramente pochi.
Un altro problema spesso evidenziato è il fondamentalismo tattico di Benitez. Non lo so... io non sono un supporter di questa tesi. Quando vedi il Napoli prendere certi gol a difesa schieratissima non puoi dare la colpa all’Allenatore. Quando vedi Koulibaly, Britos o Inler lanciare il pallone in fallo laterale o sui piedi dell’avversario, invece che impostare seriamente un’azione d’attacco, non puoi prendertela con Benitez. Quando si vedeva Rafael uscire a prender farfalle o prendere un gol come quello a Palermo la guida tecnica non può far altro che stare a guardare e, alla fine, cambiare (almeno lì si può) andando contro apertamente a delle scelte societarie a dir poco discutibili.
Ultimamente poi leggo e sento cose assurde: "È incredibile come una squadra come il Napoli, con quella Rosa, non sia lì a lottare con la Juventus!"; oppure: "Con una Rosa del genere, da grande Club, il fallimento è di Benitez!"

venerdì 27 marzo 2015

A Serbian Film (2010)

Milos è un attore porno serbo e quarantenne che si è ritirato dalle scene. L'uomo, in chiara parabola discendente, riesce a stento a dar da mangiare alla sua famiglia, in una nazione piegata dalla crisi economica. Una ex-collega approfitta del suo stato di bisogno e gli propone un affare impossibile da rifiutare: girare un ultimo film porno, senza conoscere assolutamente nulla del copione. Il compenso: la sua famiglia sarà mantenuta a vita e non dovrà mai più preoccuparsi di lavorare.

È difficile parlare di un'opera come “A Serbian Film”. Credo non mi sia mai successo di avere problemi nel trovare abbastanza parole per descrivere un film, o avere un’estrema difficoltà nel decidere se promuoverlo o bocciarlo. Una cosa è certa: il film di Srdjan Spasojevic è un film forte, fortissimo, adatto a un pubblico non facilmente (e sto sminuendolo) impressionabile, tanto forte da non essere stato nemmeno doppiato in italiano (che io sappia) e censurato in tantissimi Paesi. Non è un vero, classico Horror, ma di orrore ne ha tanto. L’orrore peggiore, quello umano, quello terreno, al contrario di quello alieno, di quello mostruoso o di quello fantastico, è l’orrore vero. È l’orrore che si insinua in certi ambienti, in certe situazioni in cui può capitare di ritrovarsi senza sapere bene il perché. Il protagonista di “A Serbian Film” ha senza dubbio le sue colpe, ma l’orrore che gli si crea (e crea lui stesso) intorno forse poteva essere evitato con un po’ più di accortezza.
La scena iniziale del film potrebbe già risultare disturbante a tanti: un bambino che vede un DVD di un film porno con protagonista... suo padre. Per fortuna arrivano i genitori a interromperlo senza fare troppi drammi: “Il mio primo porno l’ho visto alla sua età”, afferma con calma il padre, ex attore hard. E alla domanda del piccolo alla mamma: “Che faceva lì papà?”, lei risponde con altrettanta calma: “Stava soltanto giocando con delle sue amichette. È come un cartone animato solo che è per adulti.”. Perfetto. E a me la scena ha strappato più di un sorriso. E i sorrisi si fermano lì. Questa scena iniziale, al confronto di tutto il resto, è effettivamente una scena comica, esilarante. La spirale di orrore che si verrà a creare col passare dei minuti non ammette alcuna morale, alcun senso del giusto e dello sbagliato. Il regista dichiarerà in un'intervista: "Questo film è il diario delle angherie inflitteci dal Governo Serbo, il potere che obbliga le persone a fare quello che non vogliono fare, devono sentire la violenza per capirla."
È una sua interpretazione, l’interpretazione, per l’esattezza, del creatore dell’opera, e dovremmo quindi in definitiva credergli.
Sinceramente però non riesco tanto a collegare ciò che ho visto nel film con gli orrori delle guerre e delle dittature, in Serbia o in chissà quale altro posto. Un'interpretazione del genere può starci, certo, ma la trovo un po' forzata. Ho visto, nel film, tanto orrore umano, terribile, atroce, amorale, ma non per questo impossibile. Ed è proprio per questo che alla fine mi trovo a dare una piena sufficienza a Spasojevic per il coraggio: non è da tutti portare sul grande schermo una storia così, una delle tante che nella realtà il genere umano, sì, purtroppo sì, potrebbe generare (o ha generato). Non soltanto eroici gesti, non soltanto amori straordinari, non soltanto catastrofi naturali, ma anche, appunto, gesti disumani, amoralità allo stato puro, catastrofi intimamente umane. Ecco quello che ci mostra “A Serbian Film”, senza prese di posizione o morali di fondo, e se non siete pronti a tutto questo, un consiglio: non guardatelo.
(VOTO 6,5 – A Horror Film)